Aree protette sul Massiccio del Pratomagno

Uno scrigno di Biodiversità

Il territorio del Pratomagno custodisce alcuni dei più importanti ecosistemi montani della Toscana. Tra abetine millenarie, pascoli d’alta quota e faggete vetuste , queste aree protette rappresentano un patrimonio naturale di straordinario valore per la biodiversità e per la conservazione di specie rare e habitat unici.
Dalla Riserva Biogenetica di Vallombrosa alle aree della Rete Natura 2000 come il Bosco di Sant’Antonio e i Cespuglieti del Pratomagno, questi luoghi raccontano la ricchezza ecologica e culturale del paesaggio toscano, uno scrigno di biodiversità da proteggere.

Riserva Statale Biogenetica di Vallombrosa

La Riserva Naturale Statale Biogenetica di Vallombrosa è un’area protetta demaniale in Toscana istituita nel 1977. Copre 1.273 ettari nel Comune di Reggello (Firenze) sul versante occidentale del Pratomagno, tra 470 e 1.440 m di altitudine. La Riserva comprende boschi vetusti estremamente integri e ospita la millenaria abbazia vallombrosana. Qui si trovano anche gli alberi più alti d’Italia: il percorso Metato conduce ad abeti rossi di origine americana (Pseudotsuga menziesii) che superano i 60 m di altezza.
La vegetazione è dominata da faggio e castagno: ai 470–800 m prevalgono castagneti misti a cerri e altri latifoglie (aceri, frassini, carpini, noccioli). Tra i 600 e 1.000 m compaiono abbondanti abetine di abete bianco, icona della riserva. Al di sopra di 1.000 m prevalgono le faggete pure. Sono presenti anche impianti artificiali (pini neri, abeti americani, cedri) e gli Arboreti Sperimentali (migliaia di specie arboree e arbustive) gestiti dal Reparto Carabinieri Biodiversità. In queste foreste crescono piante protette e rare come Anemone apennina, Convallaria majalis, Atropa belladonna, Lilium martagon (giglio martagone).
La fauna è ricca e diversificata: tra gli ungulati abbondano cinghiali, caprioli e daini. Nelle chiome vivono scoiattoli, ghiri, moscardini e altri roditori. Tra i carnivori svetta il lupo appenninico (Canis lupus), specie protetta e rara che ha trovato rifugio nel Pratomagno. Non mancano volpi, tassi e altri mustelidi. Molti rapaci nidificano qui: civette e gufi sono i notturni più comuni, mentre tra i diurni spiccano poiane e gheppi. La Riserva di Vallombrosa è anche un polo storico-scientifico (prima scuola forestale italiana) ed è famosa per le sue foreste intatte e per gli esemplari arborei monumentali.

La Riserva di Vallombrosa è gestita dai Carabinieri Nucleo Biodiversità

Riserva Biogenetica di Vallombrosa
Riserva Biogenetica di Vallombrosa

Bosco di Sant'Antonio (ANPIL Rete Natura 2000)

La Foresta di Sant’Antonio è un’area naturale protetta di interesse locale (ANPIL) situata nel Comune di Reggello (FI) e istituita nel 1995. Si estende per circa 929 ettari tra i 600 e i 1.490 metri di altitudine, sul versante occidentale del massiccio del Pratomagno.

Il paesaggio forestale è dominato da faggete pure e miste a castagno, cerro, carpino nero e ontano, con praterie alpine che interrompono i versanti più elevati e assolati. Nei pendii umidi e ombrosi prevalgono boschi maturi di faggio, mentre nelle quote inferiori si sviluppano castagneti e querceti ricchi di biodiversità. Lungo i fossi e nelle aree ripariali si trovano aceri, ontani e faggi che scendono fino ai 400 mt di quota, che contribuiscono alla varietà ecologica della zona.

 

Nel cuore della foresta cresce il celebre “Faggione di Prato”, un monumentale faggio secolare con oltre sei metri di circonferenza, tra i più imponenti del Pratomagno.
La fauna è altrettanto diversificata e testimonia l’elevata naturalità dell’area. Tra i mammiferi vivono lupo appenninico, volpe, tasso, faina, istrice e lepre comune, oltre a una presenza stabile di cinghiali e caprioli. Nei corsi d’acqua montani sopravvive una popolazione del raro gambero di fiume italiano (Austropotamobius pallipes), specie indicatrice di acque limpide e ben ossigenate.
Particolarmente significativo è il ritorno del picchio nero (Dryocopus martius), bioindicatore dei boschi vetusti, la cui presenza è segno del ripristino della naturale evoluzione della foresta, oggi lasciata in gran parte alla sua dinamica spontanea. Nei boschi umidi e tra i massi si possono inoltre osservare l’elegante salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e il geotritone italico (Speleomantes italicus), anfibi protetti e sensibili alla qualità ambientale.

L’avifauna comprende numerose specie tipiche delle foreste appenniniche — come scricciolo, pettirosso, cincia e fringuello — e rapaci di montagna come biancone, codirossone e stiaccino, rari in Toscana.

Cespuglieti e Pascoli di Crinale (Rete Natura 2000)

La dorsale del Pratomagno è tutelata a livello comunitario dal 2000 attraverso la designazione del sito Natura 2000 “Pascoli montani e cespuglieti del Pratomagno” (codice IT5180011), in ottemperanza alle Direttive Habitat e Uccelli. Il sito copre una superficie di circa 6.753 ettari e interessa la zona sommitale del Pratomagno, estendendosi a cavallo fra la provincia di Firenze e di Arezzo (territorio casentinese). 

Si tratta di un paesaggio fortemente variegato: un mosaico di pascoli d’alta quota, arbusteti (cespuglieti) dominati da ginepro (Juniperus communis), brugo (Erica spp.) e violaio, e lembi residui di faggete con presenza di tasso e agrifoglio compongono i versanti somitali. Inoltre, sono presenti habitat come le lande montane a Festuca, torbiere secche, pascoli umidi e cespuglieti con biancospino e altre specie arbustive. 

Questi ambienti montani sono riconosciuti come di interesse comunitario, poiché ospitano habitat rari e vulnerabili e rappresentano elementi chiave per la biodiversità appenninica. 

Tra le specie di uccelli che frequentano o nidificano lungo il crinale e nelle aree aperte del sito, si segnalano:

  • Magnanina (Sylvia undata), strettamente legata alle brughiere e agli arbusteti aperti, specie indicatrice per il sito e tutelata dalla Direttiva Uccelli. 

  • Albanella minore (Circus pygargus), osservata come specie di pregio nei pascoli aperti e zone di transizione. 

  • Calandro (Anthus campestris), specie associata ai pascoli e zone erbose aride, presente nelle aree di crinale. 

  • Tottavilla (Lullula arborea), frequente nei lembi erbosi e arbustivi del crinale. 

  • Gheppio (Falco tinnunculus) e Averla piccola (Lanius collurio), che utilizzano le zone aperte per la caccia. 

  • Significativa la presenza del Biancone (Circaetus gallicus) e del Falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), rapaci che utilizzano il sito come area di foraggiamento e passaggio migratorio. 

In sintesi, il sito Pascoli montani e cespuglieti del Pratomagno tutela una ricca gamma di ambienti d’alta montagna — pascoli, arbusteti e foreste residuali — e garantisce la protezione di specie faunistiche legate ai crinali, in particolare uccelli vulnerabili nelle brughiere e nei pascoli alpini.

Crinale del Pratomagno (@Lo Scarpone)
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