Introduzione
Nel marzo 2023, un ampio gruppo di associazioni ambientaliste, ricercatori universitari, professionisti del settore naturalistico e cittadini ha indirizzato alla Regione Toscana un articolato documento di opposizione al progetto di asfaltatura della strada di crinale del Pratomagno, un intervento che prevede la copertura in asfalto di circa 12 chilometri di strada bianca tra il Rifugio Secchieta e la Croce del Pratomagno.
L’obiettivo dell’iniziativa regionale, presentata come misura di “valorizzazione” e “messa in sicurezza” del territorio, ha però sollevato forti perplessità e preoccupazioni. Secondo gli estensori del documento, l’opera rischia di compromettere in modo grave il delicato equilibrio ecologico e paesaggistico del massiccio, alterando uno degli ambienti montani più preziosi della Toscana.
Il Pratomagno non è solo un simbolo identitario del paesaggio toscano, ma anche un ecosistema di rilevanza europea, la cui conservazione è tutelata da precise normative comunitarie. In questo contesto, la scelta di procedere a un intervento così invasivo appare incoerente con i principi di sostenibilità che la stessa Regione si è impegnata a perseguire nei propri strumenti di pianificazione.
Un progetto incoerente con gli obiettivi di tutela del territorio
L’asfaltatura del crinale è promossa dalla Regione Toscana in accordo con i Comuni di Castel San Niccolò e Loro Ciuffenna, ma risulta in evidente contraddizione con i principali documenti di pianificazione territoriale e ambientale vigenti.
Sia il Piano di Indirizzo Territoriale e Paesaggistico del Valdarno Superiore (2015) sia il Progetto di Paesaggio “I Territori del Pratomagno” (2022) individuano come priorità la limitazione dei processi di artificializzazione e la tutela dell’integrità percettiva del crinale, invitando esplicitamente a evitare la realizzazione di nuove infrastrutture incoerenti con il contesto paesaggistico.
Tali piani, approvati dalla stessa Regione, sottolineano inoltre la necessità di contenere il carico antropico nelle aree di alta quota, già sottoposte a forti pressioni turistiche stagionali. L’asfaltatura, al contrario, aumenterebbe la facilità di accesso, la velocità del traffico veicolare e il rumore, favorendo un turismo motorizzato e mordi e fuggi a scapito di quello escursionistico e sostenibile.
In sintesi, il progetto appare ispirato a una visione di sviluppo ormai superata, basata sull’aumento delle infrastrutture e sull’espansione della mobilità su gomma, piuttosto che sulla conservazione del paesaggio e sulla valorizzazione delle risorse naturali.
Un patrimonio naturalistico di valore europeo
Il massiccio del Pratomagno rappresenta uno dei complessi montani di maggior pregio della Toscana, una catena che si eleva tra Casentino e Valdarno, in collegamento diretto con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi e con la dorsale appenninica.
La sua importanza naturalistica è riconosciuta anche a livello internazionale: il territorio ospita due Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della rete europea Natura 2000, istituite ai sensi delle direttive europee “Habitat” (92/43/CEE) e “Uccelli” (2009/147/CE).
La ZSC “Vallombrosa e Bosco di Sant’Antonio” (IT5140012) tutela un mosaico di foreste appenniniche e praterie montane che ospitano specie come il lupo, il tritone crestato, il cervo volante e l’endemico ululone appenninico (Bombina pachypus), un piccolo anfibio a rischio di estinzione a livello globale, recentemente riscoperto in queste aree dopo decenni di assenza.
La seconda area, la ZSC/ZPS “Pascoli montani e cespuglieti del Pratomagno” (IT5180011), conserva habitat prioritari di prateria d’altura e ospita una ricchissima fauna avicola, tra cui l’aquila reale, il falco pecchiaiolo, l’averla piccola e il picchio nero, simbolo della rinaturalizzazione in atto del massiccio.
Questi siti, riconosciuti anche come Important Bird Area (IBA) da BirdLife International, costituiscono un patrimonio di biodiversità unico, il cui equilibrio dipende dalla conservazione degli habitat aperti e dall’assenza di nuove pressioni infrastrutturali.
Le minacce per la biodiversità e il paesaggio
I piani di gestione dei siti Natura 2000 indicano chiaramente che le principali minacce per il Pratomagno derivano dall’eccessivo carico turistico, dalla diffusione di attività fuoristrada, dall’artificializzazione del territorio e dalla presenza di specie aliene invasive.
L’asfaltatura della strada panoramica rischia di aggravare tutti questi fattori, ampliando la portata del traffico motorizzato, favorendo l’accesso a mezzi fuoristrada e aumentando la frammentazione degli habitat.
A livello ecologico, la copertura in asfalto comporta anche un’alterazione del ciclo idrico naturale: il suolo impermeabilizzato riduce l’infiltrazione dell’acqua e accelera il deflusso superficiale, con conseguenze negative sul rifornimento delle falde e sull’erosione dei versanti. Inoltre, la maggiore accessibilità potrebbe accentuare fenomeni di disturbo per la fauna sensibile, in particolare durante il periodo riproduttivo di molte specie.
Non si tratta dunque soltanto di un problema estetico o paesaggistico, ma di una questione ecologica e gestionale che riguarda la sostenibilità complessiva del territorio e la capacità delle istituzioni di garantire la coerenza tra i propri atti di pianificazione e le azioni concrete.
Il valore identitario del Pratomagno e le possibili alternative
Il crinale del Pratomagno è uno dei luoghi più rappresentativi del paesaggio toscano: un simbolo di armonia tra natura, storia e tradizione rurale.
La stessa Regione Toscana, candidando il progetto “I Territori del Pratomagno” al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa 2022/2023, ha riconosciuto l’alto valore identitario e ambientale di quest’area.
Procedere oggi con un intervento che ne comprometterebbe la naturalità e la percezione visiva costituirebbe un evidente controsenso rispetto a tale riconoscimento. Gli estensori del documento propongono invece una direzione opposta: regolare e limitare l’accesso motorizzato, soprattutto nei periodi di massima affluenza, e promuovere una mobilità dolce basata su escursionismo, ciclismo e attività naturalistiche a basso impatto.
Esperienze analoghe in altre aree europee hanno dimostrato che la chiusura parziale o stagionale di strade di alta quota non riduce l’attrattività del territorio, ma la rafforza, offrendo ai visitatori un’esperienza più autentica e rispettosa dell’ambiente.
Conclusioni e raccomandazioni
Il documento sottolinea come la non asfaltatura della strada di crinale rappresenti oggi uno degli ultimi strumenti di contenimento del traffico e di tutela indiretta del Pratomagno.
Mantenere il fondo sterrato significa preservare un minimo deterrente al passaggio indiscriminato dei veicoli a motore e salvaguardare la quiete, la fauna e gli habitat montani.
Al contrario, un intervento di asfaltatura favorirebbe la massificazione dei flussi turistici, trasformando un luogo di naturalità e contemplazione in una comune via panoramica, priva di identità.
Le associazioni firmatarie chiedono pertanto alla Regione Toscana di rivedere radicalmente il progetto, escludendo in toto la copertura in asfalto e procedendo, qualora necessario, a una manutenzione compatibile con le caratteristiche originarie del fondo.
Si richiede inoltre che qualsiasi intervento venga sottoposto a una Valutazione d’Incidenza Ambientale (VIncA) completa e approfondita, come previsto dalla Direttiva Habitat (92/43/CEE) e dal regolamento nazionale (D.P.R. 357/1997), valutando attentamente gli effetti cumulativi su habitat e specie tutelate.
Documento completo
Il testo integrale delle “Osservazioni al progetto di asfaltatura della strada di crinale del Pratomagno” – redatto da associazioni, studiosi e tecnici del settore – è disponibile in allegato.
Nel documento originale si trovano tutte le analisi, i riferimenti normativi e scientifici a sostegno della richiesta di revisione del progetto, insieme all’elenco dei firmatari e alla bibliografia completa.

